Il 20 luglio è caduto il cinquantesimo anniversario dalla morte di Bruce Lee.
Con la sua fama di attore e praticante di kung fu, ha ispirato generazioni di artisti, atleti e persone di ogni genere ed estrazione sociale, e ha favorito la divulgazione delle arti marziali nel cosiddetto occidente.
Cosa rimane però dell’uomo e cosa rimane del mito, a 50 anni dalla prematura scomparsa?
A libri, serie TV e film è affidato da anni il compito di celebrare e conservare il mito di Bruce Lee, raramente si trovano opere che possono in qualche modo incrinare l’immagine perfetta dell’atleta, mostrandolo umano, con pregi e difetti.
Il suo maestro Yip Man, è celebrato come un eroe popolare cinese, attraverso i numerosi film a lui dedicati, e lo stile gode altrettanto della luce riflessa del prodigioso allievo ancora oggi: il Wing Chun ha beneficiato molto della fama e gloria di Bruce Lee, e leggende sono state costruite intorno al Maestro Yip, spesso superando la soglia del realistico, giungendo nel territorio dell’improbabile.
Il Jeet Kune Do, nato dall’intuizione del Piccolo Drago sulla necessità di sperimentare e innovare un’arte marziale che evidentemente riteneva in cuor suo incompleta, è ancorato al giorno d’oggi all’eredità del fondatore, e sembra preoccuparsi più di garantire il passato che di innovare il futuro.
L’uomo, intanto, subisce da una parte il destino che subiscono tutti coloro di cui non si coglie (o non si vuole cogliere) il talento dietro la fortuna: spesso si fa notare come non abbia mai partecipato ad incontri professionistici, si afferma che un qualsiasi lottatore vero (leggasi BJJ, Judo, greco-romana eccetera) lo batterebbe facilmente, che a causa sua un sacco di persone si illudono di poter combattere “imitando” coreografie strampalate. Dall’altra invece viene esaltato come atleta e uomo perfetto, senza macchia e senza ombre, quasi che fosse lesa maestà dubitare di quel che i film e i racconti ci mostrano delle sue capacità.
Bruce Lee ebbe il talento (oltre che marziale) di riconoscere un mercato povero di offerta ma ricco di domanda: le arti marziali note in “occidente”, e nello specifico negli Stati Uniti, si limitavano a quello che veniva dal Giappone e non erano nemmeno lontanamente paragonabili a ciò che un’arte marziale cinese, intrisa ancora di filosofia e mistero, poteva offrire al pubblico. Così le persone rimasero colpite da concetti che sapevano di “antica saggezza orientale”, e l’indiscutibile qualità atletica di Bruce fece il resto.
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