Il Kung Fu è un carro retto da quattro ruote, spesso si vede dare importanza più all’una che all’altra, a volte le ruote cambiano a seconda della scuola, l’importante è averne a sufficienza affinché il carro possa andare avanti senza ribaltarsi:
– La tradizione:
Parlare di tradizione è complicato, da un punto di vista antropologico la tradizione è un qualcosa di simile al dogmatismo: qualcosa che si fa senza che necessiti di reali spiegazioni per esistere, un qualcosa anzi che se messo di fronte a spiegazioni razionali rischia spesso di uscirne indebolito. Quello che noi chiamiamo tradizione è un insieme di pratiche vecchie e nuove che nell’insieme tramandano i principi dello stile nella sostanza, più che nella forma. Essere un’arte tradizionale non significa legarsi mani e piedi a metodi e tecniche validi unicamente se tramandati da monaci ancestrali, essere un’arte tradizionale significa studiare concetti e principi antichi ma con metodologie sempre nuove.
– La medicina:
La ruota della medicina non è da intendersi solo come medicina tradizionale cinese, è anche benessere psicofisico e sviluppo dell’energia interna. Sebbene sia importante tramandare gli unguenti e i medicamenti propri dello stile come il Dit Da Jow, praticare kung fu è anche benessere personale, non esiste un kung fu che ci faccia male, una pratica che ci fa del male non è vero kung fu.
– Il combattimento:
Spesso ritenuto l’unico obiettivo di un’arte marziale, il combattimento è parte integrante del carro e per noi dello Hung Gar è soprattutto rappresentato da efficacia nelle tecniche, solidità delle posizioni, studio dei ponti e dei principi dello stile. Come un carro non può procedere bene con una ruota più grande delle arti, così tanto più grande è la “ruota” del combattimento tanto più sviluppate devono essere anche le altre ruote, affinché si possa ancora chiamare Arte marziale.
– La filosofia:
Lo studio dell’arte marziale cinese non dovrebbe prescindere da uno studio della sua filosofia e dei suoi aspetti religiosi e spirituali. La conoscenza delle filosofie e religioni cosiddette orientali è spesso molto superficiale e spesso si avverte un rifiuto a considerare certe pratiche come religiose, quasi che questo sia un brutto aggettivo, da affibbiare solo alle note religioni abramitiche e loro derivate.
Il kung fu è intriso di principi e concetti che sono parte integrante del Buddhismo, del Taoismo e della religione popolare cinese: studiare i principi di Yin e Yang, comprendere la differenza tra allenamento interno ed esterno, studiare gli elementi del kung fu, sono tutti modi di venire a contatto con religioni e filosofie “orientali”. Capirlo e accettarlo ci permette di procedere nel cammino della pratica in maniera completa e consapevole.
– Alessio G.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
