La cintura nera è vista come sinonimo di tante cose, a volte in contrasto tra loro: abilità nella pratica, mero accessorio, obiettivo finale dell’allievo, illusione di grandezza.
Chi non ha mai sentito qualcuno affermare di essere “cintura nera” di qualcosa? Chi non ricorda la famosa frase: “la cintura serve a tenere su i pantaloni”?
Ora, sarebbe bene che i pantaloni stessero su da soli, se è una cintura che li tiene su forse sarebbe opportuno valutare che pantaloni si è scelto di indossare, più che preoccuparsi del colore di ciò che li trattiene alla vita.
A cosa serve la cintura in un’arte marziale? Nella maggior parte dei casi le cinture identificano il grado raggiunto dall’allievo, dopo aver superato esami di pratica e teoria nella propria disciplina, a volte non sono nemmeno cinture, bensì nodi da sciogliere man mano che si avanza nell’apprendimento.
Per un neofita, spesso la cintura nera è il traguardo finale, e molto spesso una volta ottenuta ci si adagia sugli allori, ritenendo il proprio obiettivo raggiunto. Qualche volta invece, chi ottiene la cintura nera sente il desiderio di immergersi ancora più a fondo nella pratica, per cogliere fino all’ultimo filo di conoscenza che l’arte può offrirgli.
La cintura nera è parte delle arti marziali per come vengono insegnate al giorno d’oggi, e come ogni cosa nelle arti marziali, ci dice qualcosa in più su di noi, che non qualcosa sulla qualità della nostra pratica.
“Se tutto ciò che desideri è la cintura nera, otterrai solo quella”
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